Questo è un viaggio a ritroso a quel periodo precario che sono stati i miei vent’anni, anni di formazione ma anche di sofferenza: da una parte avere tutta la vita davanti, dall’altra l’essere cresciuto in un paese straniero che ora mi chiedeva il conto.
L’assenza di documenti prima, e l’annosa trafila per regolarizzarsi poi; la mancanza di sicurezze nel lavoro e l’assenza di futuro. Proprio come in quei testi urlati che iniziavo ad ascoltare nelle cuffie da solo, e successivamente insieme ai miei amici, mentre attraversavamo lo spazio alla ricerca di un posto dove stare.
Le voyage dans la lune… o di come il punk ha salvato i miei vent’anni è un racconto autobiografico su due livelli narrativi. Da un lato l’incombenza del trovarsi senza lavoro e senza documenti; dall’altro il punk come valvola di sfogo per la frustrazione, personale e collettiva. È la traduzione visiva di un periodo fatto di file in questura, rilievi fotodattiloscopici, zine fotocopiate, concerti senza impianto e fischi nelle orecchie a tarda notte.